Acquisti negli Usa: servizi di intermediazione


Acquistare negli Usa. Inchiesta sui servizi di intermediazione



Volete fare compere in America da siti che non spediscono in Italia? Il sistema c'è. Ma tra costi di sottoscrizione, spese di spedizione e dazi doganali non sempre il gioco vale la candela.

Con il cambio euro/dollaro favorevole e con il prezzo più basso di alcuni prodotti, fare acquisti negli Stati Uniti può diventare una tentazione. Molti prodotti, poi, specialmente le novità tecnologiche, da noi non ci sono (o arrivano più tardi); per acquistarli non resta altra strada che rivolgersi direttamente ai negozi online americani. Purtroppo però molti di questi siti non consentono di spedire la merce al di fuori del territorio a stelle e strisce.
E allora, come fare? Esistono portali che, una volta attivato un account (e pagata una quota), permettono di "affittare" un indirizzo negli Stati Uniti (non si tratta di una casella postale, bensì di un vero e proprio magazzino) al quale fare recapitare la merce. Questi servizi di intermediazione (il nome inglese è “Package Forwarding services”) consentono in pratica di fare compere presso tutti quei negozi online (come ad esempio Apple Store, Best Buy, Walmart...) che non consentono acquisti ai consumatori residenti al di fuori del territorio Usa. Certamente l'indirizzo americano, una volta attivato, può essere usato anche per ricevere abbonamenti a riviste statunitensi o per ricevere ad esempio oggetti acquistati su ebay.com.


Sono ancora convenienti?



L'escamotage è davvero interessante, tant'è che sono oramai una quindicina le società che offrono questo servizio (il boom di acquisti c'è stato nel luglio scorso, quando per un euro ci volevano quasi 1,6 dollari). Ma oggi, con il dollaro in ripresa è ancora davvero conveniente?
Assodato che questo rimane l'unico sistema per acquistare oggetti venduti solo sul mercato americano, restano forti perplessità sulla convenienza per tutte le altre merci. Se si risparmia qualcosa sul prezzo dei prodotti (in America costano ancora meno nonostante la ripresa del dollaro), l'aggiunta dei costi di sottoscrizione al servizio, delle spese di spedizione e soprattutto dei dazi doganali rendono l'operazione a conti fatti svantaggiosa.


Intermediari alla prova



A queste conclusioni siamo arrivati provando ad acquistare alcuni oggetti da tre famosi siti di ecommerce americani (Apple Store, BestBuy e Amazon.com) e utilizzando altrettanti servizi di intermediazione (MyUS, Bongo International e MyUSAbox) per farci spedire la merce in Italia. Due dei prodotti scelti sono articoli molto diffusi, come l'iPod Touch e la Playstation Portable, il terzo invece (la fotocamera compatta Canon A2000IS) è un prodotto nuovo.
Abbiamo quindi aperto un account su ognuno dei tre siti che offre il servizio di intermediazione; oltre all'inserimento dei dati personali (carta di credito compresa), abbiamo dovuto scegliere il piano di sottoscrizione: la maggior parte dei siti prevede un piano di adesione “Standard” (o “Pay per use”), che non ha costi fissi di sottoscrizione ma prevede costi di spedizione più elevati oppure un’adesione spesso definita “Premium”, che ha invece costi mensili di sottoscrizione ma prevede consistenti sconti sul costo della spedizione.
Noi abbiamo scelto in tutti i casi quello che prevede una forma di abbonamento mensile (con forti sconti sulla spedizione): abbiamo infatti calcolato che anche nel caso si acquistino solo tre prodotti, vi è comunque convenienza ad aderire al piano che prevede una sottoscrizione mensile o annuale.
A questo punto abbiamo atteso l'invio per email del Form 1583, un documento del servizio postale americano che occorre per legge compilare per ricevere posta negli Stati Uniti e che va restituito firmato al servizio di intermediazione, sottoscritto insieme a un documento di identità. Una volta restituito il Form 1583 firmato, ci è stato fornito l'indirizzo americano tanto atteso.
Per quanto riguarda MyUS e Bongo International l’intera procedura (dalla sottoscrizione alla completa attivazione dell’account) non ha richiesto più di 36-48 ore.
La sottoscrizione a MyUSAbox, invece, ha richiesto tempi molto più lunghi: ha infatti impiegato ben 11 giorni per inviarci il Form 1583 (nonostante due nostri solleciti).
Ottenuto un'indirizzo americano abbiamo fatto gli acquisti. In Italia per tutti e tre i prodotti avremmo speso circa 780 euro; poiché abbiamo effettuato gli acquisti nei siti americani tra il 24 ottobre e il 4 novembre (quando il cambio euro/dollaro oscillava tra l'1,26 e l'1,30) a conti fatti abbiamo risparmiato circa un centinaio di euro. Tuttavia, considerando il costo per la sottoscrizione minima al servizio e le spese di spedizione per farci mandare il pacco in Italia, il risparmio si è assottigliato parecchio, fino quasi ad annullarsi (nel caso di MyUS abbiamo speso addirittura ben 8 euro in più). Ma le spese non sono finite.


In più ci sono i dazi



Al già poco conveniente accumulo di spese, bisogna aggiungere anche i dazi doganali.
Premettiamo che in tutte le spedizioni effettuate non siamo mai ricorsi all’espediente (consentito ad esempio da MyUS e MyUSAbox) di modificare il valore della fattura per risparmiare sui dazi doganali (operazione di per sé illegale). Nonostante questo, il comportamento dei tre siti di servizi è stato tutt'altro che chiaro e univoco.
>MyUS. Ha deciso arbitrariamente di assicurare la spedizione (tutte le società offrono questa possibilità) per il suo completo valore. Ci ha addebitato quindi 12 dollari in più e ha deciso, sempre arbitrariamente, di ridurre il valore dei prodotti dichiarato in fattura di circa 150 dollari. Grazie a ciò abbiamo finito per pagare circa 120 euro di spese doganali su un valore dichiarato di 698 dollari.
>Bongo International. Ha inserito in fattura quasi l’intero valore dei prodotti acquistati (non si capisce il motivo di una piccola riduzione di 12 dollari). È l’unico servizio dei tre utilizzati a non prevedere la possibilità di modificare il valore fatturato; quindi le spese doganali sono state quelle corrette per un valore dichiarato di 835 dollari: ovvero quasi 166 euro.
>MyUSAbox. Questa società di intermediazione ha deciso arbitrariamente di dichiarare in fattura una cifra talmente irrisoria (senza tra l’altro addebitarci il costo di 5 dollari per la modifica di tale valore) che a conti fatti non sono state pagate spese doganali per questa spedizione: la cifra dichiarata, infatti, era così bassa che con ogni probabilità le autorità doganali l'hanno esentata dai dazi.
Solo una volta, quindi, è stato dichiarato l'intero valore dei prodotti; in questa occasione abbiamo pagato dazi doganali per 165 euro, che potremmo considerare come il massimo addebitabile dalla dogana. Aggiungendo questa cifra a tutti i nostri acquisti si vede come in nessun caso ci sia stato un reale risparmio: con MyUS abbiamo speso il 22% in più rispetto allo stesso acquisto in Italia, con Bongo International il 17% e con MyUSAbox il 18%.
Possiamo concludere che comperare in America con questo sistema conviene solo se il prezzo di un prodotto negli States consente un risparmio di oltre il 22% rispetto al prezzo italiano: insomma, per un oggetto che in Italia costa 100 euro, non c'è convenienza se in America costa più di 78 euro.

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